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Simone Weil 1909-1943SIMONE WEIL

Ho una capacità di adattamento quasi illimitata che mi permette di dimenticare di essere una professoressa girovaga fra la classe operaia, di vivere la mia vita attuale come se le fossi stata destinata da sempre (e in un certo senso è proprio così) e come ciò dovesse durare sempre, come se questa vita mi fosse imposta da una necessità ineluttabile e non dalla mia libera scelta. 1

... Ecco la mia macchina. Ecco i miei pezzi. Bisogna ricominciare. Fare presto...mi sento svenire di stanchezza e di nausea. Che ora è? Ci sono ancora due ore prima dell'uscita. Come riuscirò a farcela? Ecco il caposquadra che si avvicina. <<Quanti ne fà? Quattrocento all'ora? Bisogna farne 800. altrimenti, non la tengo. Se a partire da questo momento ne fà 800, forse potrò tenerla>> Parla senza alzare la voce. Perchè dovrebbe alzare la voce, quando una sola parola può provocare tanta angoscia? Che cosa si può rispondere? <<Mi proverò>>. Più presto, ancora più presto. Vincere ad ogni istante questa nausea e questo disgusto che ti paralizzano. Più presto. Bisogna raddoppiare il ritmo. Quanti ne ho fatti dopo un'ora? 600. più presto. Quanti dopo quest'ultima ora? 650. La campana. Timbrare, vestirsi, uscir dalla fabbrica, con il corpo svuotato d'ogni energia vitale, la mente vuota d'ogni pensiero, il cuore gonfio di disgusto, di rabbia silenziosa, e soprattutto, un senso di impotenza e di sottomissione... 2

...come sarebbe bello poter lasciare l'anima dove si mette il cartellino di presenza e riprenderla all'uscita. Ma non si può. L'anima, la si porta con se in officina. Bisogna farla tacere per tutta la giornata. All'uscita, non la si sente più, spesso, perchè si è troppo stanchi. O, se la si ha ancora, che pena, la sera, rendersi conto di quel che si è stati per otto ore quel giorno, e di quel che si sarà per otto ore il giorno dopo e il domani di domani... 3

Risulta abbastanza chiara che i lavori differiscono realmente tra di loro in ragione di una qualche cosa che non si riferisce ne' al benessere, ne' alla dispobilità di tempo, ne' alla sicurezza e che tuttavia è fondamentale per ogni uomo; un pescatore che lotta contro i flutti ed il vento sulla sua piccola barca, benchè soffra il freddo, la fatica, la mancanza di riposo e persino di sonno, il pericolo, un livello di una vita primitiva, ha una sorta più invidiabile dell'operaio che lavora alla catena di montaggio, anche se più favorito su quasi tutti questi punti. Il fatto è che il suo lavoro somiglia molto più al lavoro di un uomo libero... 4

La società borghese è colpita da una monomania: la monomania della contabilità. Per essa ha valore solo ciò che si può calcolare in franchi e centesimi. Non esita mai a sacrificare vite umane alle cifre che fanno un bel vedere sulla carta, cifre di bilanci industriali o nazionali. Noi subiamo tutti un po' il contagio di quella idea fissa e ci lasciamo ugualmente ipnotizzare dalle cifre. Per questo, nei rimproveri che rivolgiamo al regime economico, l'idea di sfruttamento, di denaro estorto per ingrossare i profitti è quasi la sola che sia espressa nettamente. E' una deformazione mentale tanto più comprensibile in quanto le cifre sono qualcosa di chiaro, che si afferra subito, mentre le cose che non si possono tradurre in cifre chiedono un più grande sforzo di attenzione. E' più facile reclamare per una cifra scritta su una busta paga che analizzare le sofferenze subite nel corso di una giornata di lavoro. Per questo la questione salari fa spesso dimenticare altre rivendicazioni vitali... 5

...Era la mia prima fabbrica. Immaginami davanti ad un grande forno, che sputa fiamme e soffi brucianti che mi arroventano il viso. Il fuoco esce da cinque o sei fori situati nella parte inferiore del forno. Io mi metto proprio davanti, per infornare una trentina di grosse bobine di rame che un'operaia italiana, una faccia coraggiosa e aperta, fabbrica accanto a me; sono per il tram e per il metrò, quelle bobine.Devo fare bene attenzione che nessuna delle bobine cada in uno dei buchi, perchè vi si fonderebbe; e, per questo bisogna che mio metta proprio di fronte al fuoco senza che il dolore dei soffi roventi sul viso e del fuoco sulle braccia(ne porto ancora i segni) mi facciano mai fare un movimento sbagliato. Abbasso lo sportello del forno, aspetto qualche minuto, rialzo lo sportello e a mezzo di tenaglie tolgo le bobine ormai rosse, tirandole verso di me con grande sveltezza(altrimenti le ultime comincerebero a fondere)...di fronte a me un saldatore, seduto, con gli occhiali blu e la faccia severa lavora minuziosamente; ogni volta che il dolore mi contre il viso mi rivolge un sorriso triste, pieno di simpatia fraterna, che mi fa un bene indicibile... 6

Tutta la nostra civiltà è fondata sulla specializzazione, la quale implica l'asservimento di coloro che eseguono a coloro che coordinano; e su un simile fondamento non si può che organizzare e perfezionare l'oppressione, di certo non alleviarla... 7

In una società fondata sull'opperssione, non solo i deboli ma anche i più potenti sono asserviti alle esigenze cieche della vita collettiva, e vi è uin impoverimento del cuore e dello spirito negli uni come negli altri, benchè in modo differente... 8

Le collettività non dovrebbero mai essere così vaste da oltrepassare la portata di uno spirito umano; la comunanza degli interessi dovrebbe essere abbastanza evidente per cancellare le rivalità; e poichè l'individuo sarebbe in grado di controllare l'insieme della vita collettiva, questa sarebbe sempre conforme alla volontà generale... 9

Una squadra di lavoratori alla catena di montaggio sorvegliati da un caporeparto è uno spettacolo triste; mentre è bello vedere un pugno di muratori, arrestati da una difficoltà, riflettere ciascuno per proprio conto, indicare diversi mezzi d'azione, e applicare unanimemente il metodo concepito da uno di loro, il quale può avere o non avere una autorità ufficiale sugli altri. In simili momenti l'immagine di una collettività appare pura. 10

La libertà perfetta non implica la scomparsa dei vincoli che la necessità ci impone, ma semmai l'alleggerimento della pressione di tali vincoli.
C'è differenza tra la costrizione e l'adeguamento alla necessità. La prima nasce dall'inconsapevolezza dei nostri limiti; essa ci opprime perchè subiamo dall'esterno questi stessi limiti. Il secondo nasce dalla coscienza del limite e dal lavoro per spostare progressivamente e limitatamente la ristrettezza dentro i cui confini siamo costretti a vivere ed a agire. 11

E' necessario qualcosa che una popolazione possa amare naturalmente dal fondo del cuore, dal fondo del suo proprio passato, dalle sue aspirazioni tradizionali, e non dalla suggestione o propaganda esterna. Un amore bevuto naturalmente con il latte, e che porta gli adolescenti a concludere una volta per tutte, nel più segreto del loro cuore, un patto di fedeltà di cui una vita intera non sia che il prolungamento. Bisogna che le forme della vita sociale siano calcolate in maniera da richiamare senza sosta nella popolazione un linguaggio simbolico il più intelleggibile per essa, il più conforme ai suoi costumi, alle sue tradizioni, ai suoi affetti il carattere sacro di questa fedeltà, il libero consenso da cui essa è nata, gli obblighi rigorosi che ne procedono. Noi non troveremo la libertà, l'eguaglianza, la fraternità senza rinnovamento della forma di vita, senza una creazione in materia sociale, senza uno sgorgare di invenzione. 12


Simone weil (canto)

1932 Simone, insegna filosofia nelle scuole superiori, ma dedica tutta se stessa anche alla causa degli operai disoccupati

       Solo con la teoria la vita non vivrò

1935 Simone, abbandona la vita di soli studi, e lavora come operaia metalmeccanica, in alcune fabbriche di Parigi

       ma, in questa fabbrica l'uomo non troverò

1936 Simone è in Spagna, insieme ai partigiani, a combattere contro la dittatura di Franco

        ma, con la violenza la pace non verrà

1937 Simone si reca ad Assisi, ed è profondamente colpita, alla vista della Porziuncola.

        Qui, davanti a te mi inginocchierò

1940 I tedeschi invadono Parigi, Simone si trasferisce a Marsiglia, dove aiuta nel lavoro dei campi l'amico filosofo-contadino Gustav Thibon

        senza la libertà, l'uomo non ci può star

1943 Simone Weil, all'età di 34 anni, stanca e debilitata, muore in un ospedale di Londra.


bibliografia:

1-G. Borrello – il lavoro e la grazia, Liguori editore pag.20

2-S. Weil – La condizione operaia, ed. Di comunità pag. 174

3-S. Weil – La condizione operaia, ed. Di comunità pag. 180

4-G. Borrello – il lavoro e la grazia, Liguori editore pag.61

5-S. Weil – La condizione operaia, ed. Di comunità pag. 229

6-S. Weil – La condizione operaia, ed. Di comunità pag. 20

7-G. Borrello – il lavoro e la grazia, Liguori editore pag.48

8-G. Borrello – il lavoro e la grazia, Liguori editore pag.49

9-G. Borrello – il lavoro e la grazia, Liguori editore pag.53

10-G. Borrello – il lavoro e la grazia, Liguori editore pag.59

11-G. Borrello – il lavoro e la grazia, Liguori editore pag.66

12-G. Borrello – il lavoro e la grazia, Liguori editore pag.128


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